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Galleria: 13 campagne sessiste in cui la donna è oggetto di violenza. La risposta #Istandup

13 campagne sessiste in cui la donna è oggetto di violenza. La risposta #Istandup

13 campagne sessiste in cui la donna è oggetto di violenza. La risposta #Istandup
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Alzi la mano chi non ha mai visto uno spot, una pubblicità, una campagna in cui la donna è trattata come oggetto sessuale. Gli esempi non si contano perché, purtroppo, questa è ancora considerata una cosa normale. Donne nude che cucinano inerpicate sui tacchi alti (mentre l’uomo magari è in abito da sera completo di gemelli), bionde procaci che simulano sesso orale per pubblicizzare un panino, ammiccamenti e svilimenti di sorta. La cosa triste è che ormai ci siamo abituate.

Non serve andare a cercare tanto lontano: a volte anche nella nostra cultura la donna è vista ancora come un oggetto, una “cosa” che ha il dovere di essere esteticamente perfetta. Tutti i giorni dobbiamo confrontarci con immagini irreali e patinate, spesso modificate ad arte, con le quali mai potremo competere: vedi alla voce thigh gap (il famoso spazio in mezzo alle cosce, perché guai ad avere un po’ di ciccia lì in mezzo!) e taglia 36, da ottenere con dolorose rinunce; ma anche labbra carnose, nasini perfetti e seni antigravità, che solo la chirurgia plastica può regalare. Vi ricorderete tutte la tecnica – pericolosissima! – di infilare le labbra in una bottiglia di plastica e risucchiarle sottovuoto, per un gonfiore istantaneo (e francamente orripilante).

Il problema è che questo (le pubblicità in cui la donna esiste solo come corpo, le aspettative estetiche troppo alte) non è neanche il peggio. Perché sempre più brand e case di moda, per far parlare di sé, lanciano campagne pubblicitarie che strizzano l’occhio alla violenza. Violenza sessuale e non, ma sempre rivolta verso la donna. È un’azione veramente gravissima far passare il messaggio che lo stupro sia sexy e che la donna sottomessa, picchiata e immobilizzata sia qualcosa di normale.

Per fortuna noi donne abbiamo imparato a non starcene zitte. E così “Women not objects”, associazione che combatte il sessismo, ha lanciato la campagna #Istandup, letteralmente “io mi alzo in piedi”. Per non restare docili e sottomesse ad assistere alla mortificazione delle donne. “Women not objects” ha realizzato un video e in questo video c’è tutto: il varco fra le cosce, le labbra nella bottiglia, le pubblicità sessiste. E si vede molto bene come determinati messaggi possano cambiare per sempre i soggetti più fragili, come le adolescenti, che li colgono senza saperlo.

E allora ecco spuntare, in risposta a tutto questo, foto di donne e uomini con un cartellone in mano, in cui si rende ben chiaro per chi si combatte. “Mi alzo in piedi per mia madre”. “Mi alzo in piedi per la mia futura figlia”. “Mi alzo in piedi per me stessa”. Messaggi forti, positivi, che speriamo possano combattere una moda offensiva e pericolosa che davvero non ha più ragione di esistere.