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Galleria: Kumari: le bambine dee fino al primo mestruo e la maledizione di chi le ama

Kumari: le bambine dee fino al primo mestruo e la maledizione di chi le ama

Kumari: le bambine dee fino al primo mestruo e la maledizione di chi le ama
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Le chiamano Kumari, e per il popolo nepalese rappresentano dee-bambine in grado di presagire buoni auspici o sventura sorridendo o muovendosi appena.

È complesso e lontano dal nostro il mondo che si muove intorno a loro e al loro destino, in questo lembo di terra stretto tra le due nuove superpotenze, Cina e India, che nel culto di questa bambine assurte a diventare l’incarnazione della dea Taleju conserva tutta la forza della propria cultura religiosa. Kumari, dal sanscrito Kaumarya, significa “Vergine”, da lì la scelta che a rappresentare la dea vivente fosse appunto una bambina. Tuttavia, se la tradizione della Kumari-Puja, il culto della vergine appunto, affonda le radici in tempi remoti, la venerazione della Dea incarnata in una fanciulla nel Nepal è relativamente recente, e risale “solo” al XVII secolo.

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Tre, in realtà, sono le Kumari-Reali: ci sono dee bambine a Patan e a Bhaktapur, molte altre sarebbero elette nei villaggi newar, secondo altri cerimoniali e riti, ma la più importante, quella che più e venerata e conosciuta, resta indubbiamente quella di Khatmandu, la capitale dello stato hymalaiano.

Proprio nei giorni scorsi è stata eletta la nuova Kumari, e a lei adesso spetteranno compiti e doveri che cambieranno, ovviamente, la sua vita e quella della sua famiglia.

C’è un aspetto particolare, però, nel ruolo delle Kumari: non è per sempre. Insomma, non si può essere Kumari per tutta la vita, ma dopo che accade?

Questo misterioso microcosmo è fatto di tradizione, di obblighi, di regole… e di maledizioni. Come si diventa Kumari, e cosa significa davvero esserlo? Questa gallery alla scoperta di un culto antico ci farà conoscere un universo davvero inaspettato, fatto di tradizioni, credenze e riti particolari.