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Galleria: The Ballad of Sexual Dependency, 15 scatti per raccontare i volti della “dipendenza” sessuale

The Ballad of Sexual Dependency, 15 scatti per raccontare i volti della “dipendenza” sessuale

The Ballad of Sexual Dependency, 15 scatti per raccontare i volti della "dipendenza" sessuale
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Un diario visivo autobiografico e universale sulla fragilità degli esseri umani, che racconta di vita, sesso, trasgressione, droga, amicizia, solitudine. Un work in progress avviato agli inizi degli anni Ottanta, riconosciuto tra i capolavori della storia della fotografia.

È così che sul sito della Triennale di Milano viene presentata The Ballad of Sexual Dependency, l’opera più famosa della fotografa americana Nan Goldin. Si tratta di una raccolta di foto che la Goldin ha scattato tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta a Boston, New York, Londra e Berlino, che la ritraggono insieme ai suoi compagni e amici in momenti della loro quotidianità, che quasi sempre sono momenti di trasgressione, nell’ostentazione della sessualità, nella violenza e nella disperazione.

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La Goldin racconta una comunità di artisti eclettici, di giovani dipendenti dalla droga, di omosessuali e transessuali, e del loro rapporto con la vita e con gli altri. Quello che ne viene fuori è una sorta di autobiografia per immagini, un racconto potente della giovinezza vissuta tra gli eccessi di quegli anni. The Ballad of Sexual Dependency non fu mai concepita come una semplice raccolta di fotografie, destinate ad essere stampate e raccolte in un volume: l’idea della fotografa è sempre stata quella di realizzare un progetto artistico più ampio. Il diario di Nan Goldin è composto di immagini e musica che si muovono insieme, in un vero e proprio slideshow che viene proiettato innumerevoli volte, accompagnato da una colonna sonora sempre diversa. Il tutto alla ricerca di una descrizione della vita, dei rapporti umani e dell’amore il più reale possibile.

Da bambina, sentivo costantemente la mia famiglia e le persone attorno a me dissimulare e nascondere … sono cresciuta in una famiglia di battaglie costanti, in un periodo in cui la ritrattazione era alla base della vita suburbana. E quindi come giovane ragazza ho deciso che io avrei lasciato una documentazione della mia vita e della mia esperienza che nessuno avrebbe potuto riscrivere o rinnegare.

È in questo modo che la Goldin descrive ciò che l’ha spinta a realizzare un’opera del genere in una intervista rilasciata a Vogue. In quella stessa occasione, vale a dire per il trentesimo anniversario dalla prima uscita delle Ballad, la fotografa ha raccontato quello che accadeva durante le prime proiezioni delle Ballad. Il pubblico delle prime proiezioni era composto dagli stessi soggetti che aveva fotografato. Tutto veniva fatto in modo estremamente semplice e artigianale: Nan teneva in mano il proiettore per mostrare al pubblico presente la sequenza delle sue immagini, ma l’opera mostrata non era qualcosa di predeterminato o di definito. I presenti commentavano, a volte criticavano, spesso davano pareri e consigli. In particolare, esprimevano la loro opinione sulla colonna sonora che accompagnava lo slideshow, suggerendo anche cambiamenti e modifiche.

Oggi, le Ballad sono un’opera che continua ad affascinare e interessare il pubblico. Dal 19 settembre al 26 novembre la Triennale di Milano ospiterà l’opera di Nan Goldin: si tratta di una installazione con una scenografia a forma di anfiteatro, pronta ad accogliere il pubblico durante la proiezione del video, che viene ripetuto ogni ora. Guardate queste 15 immagini tratte da The Ballad of Sexual Dependency: e se siete vere appassionate di fotografia, siamo certe che non perderete l’occasione per visitare la Triennale, e assistere alla proiezione di questa particolarissima opera.