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"La paura è quando ti dicono: tuo figlio ha un tumore": non tagliamo i fondi ai bambini

L'incidenza del tumore in età pediatrica è un incidenza che è andata crescendo del 2% ogni anno negli ultimi 20 anni. Non riguarda solo gli altri. Riguarda tutti noi e basta una nostra firma per destinare il 5 per mille e fare la differenza.

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La paura è quando ti dicono che tuo figlio ha un tumore: cancro.
E tu non capisci. In un secondo vieni catapultato a un mondo che non è il tuo, che pensavi appartenere agli altri.
E allora la paura ti prende.

Comincia così “Un filo appeso al cielo”, il docufilm di Andrea Tomasi con l’obiettivo di aiutare i bambini malati di cancro e loro famiglie attraverso il sostegno al reparto di Oncoematologia Infantile di Padova, tramite l’associazione Team For Children.

Andrea è il papà del piccolo Daniele, cui a 2 anni e mezzo è stato diagnosticato il cancro. È stato un lungo percorso di cura e chemioterapie. Ma non è questa la questione:

Mio figlio sta bene. Facciamo controlli costanti (col tempo, come sa, si “diradano”). Della malattia non parla veramente. Ma sa che ci sono i “nostri amici dottori” che bisogna andare a trovare in ospedale. E diciamo che per noi la cosa è ” la normalità”.

Ci scrive ora Andrea ma, al di fuori di ogni voyeurismo giornalistico e di ogni umana condivisione, la storia del piccolo Daniele non c’entra. Andrea è colui che ha realizzato il video, non è della sua storia che si parla, e neppure di quella di Matteo Pettenuzzo, che parla della leucemia di sua figlia, a ben vedere. Andrea e Matteo sono le migliaia di genitori che ogni anno affrontano la malattia di un figlio.

La questione, quindi, è semmai quella espressa dal Dottor Giuseppe Basso, direttore del reparto:

L’incidenza del tumore in età pediatrica è andata crescendo del 2% ogni anno negli ultimi 20 anni.

È più ampia, insomma, riguarda i bambini in generale e, quindi, il nostro futuro.

Solo nel reparto di oncoematologia di Padova, come illustra in “Un filo appeso al cielo”:

Ogni anno effettuiamo 250 nuove diagnosi di cui almeno 170 sono di tumori maligni per cui è necessario effettuare chemioterapia o trattamenti a lungo termine.
Almeno il 25% dei pazienti che noi ricoveriamo vengono extra regione o extra nazione.

E qui arriva l’altra questione, che anche in questo caso riguarda tutti e su cui possiamo qualcosa. Quella di Padova, come altre sul territorio italiano, è una realtà d’eccellenza, ma sostenuta principalmente da fondi privati, grazie all’aiuto di associazioni di genitori o come Team For Children.

Che è poi come dire che il futuro dei nostri bambini dipende da noi. Non è corretto, certo, che questa responsabilità cada così pesantemente su di noi, ma è così. Dal punto farmacologico non ci sono problemi e anche lo staff di base è pagato dal pubblico ma, come denuncia il Dottore Basso:

Alcuni medici sono pagati da fondazioni private…. Per esempio le psicologhe, che svolgono un lavoro fondamentale con le famiglie, sono pagate con fondi di associazione private.

Senza i fondi privati, semplicemente, non ci sarebbero. Possiamo discutere sul fatto che così non dovrebbe essere

Ci sono cose che non possono essere tagliate. Perché senza i nostri bambini non abbiamo futuro, aggiunge il Dottore.
Siamo un’eccellenza con le pezze sul sedere… e tappare dei buchi a volte è possibile, ma quando diventano troppi allora diventano troppe toppe e troppi pochi pantaloni.

È giusto chiedere che le cose cambino. Ma nel frattempo siamo noi che possiamo fare la differenza e, al di là della possibilità di dare contributi privati singolarmente, c’è un semplice gesto che non costa nulla e ci permette, mettendo la firma e il codice fiscale dell’associazione (92218540281 nel caso di Team For Children) sulla dichiarazione dei redditi, di donare il 5 per mille.

Guarire da questa malattia oggi è possibile, la guarigione è passata dal 10% a quasi il 90% in alcuni tipi di patologie. Però guarire non è facile, perché passiamo attraverso una serie di prove difficili.

Dalle chemio alle infezioni, dal dolore alle ricadute ai problemi psicologici.

In ultimo, la questione, poi, è anche quella di Matteo Pettenuzzo. Padre di una bambina con una forma di leucemia aggressiva, che in questo docufilm porta generosamente la sua testimonianza:

La sera prima ero con mia figlia che giocavo in giardino, la sera dopo stavo seguendo l’ambulanza che l’accompagnava in oncoematologia.
Fui accompagnato da un’infermiera […] e poi mi disse queste parole “Guarda che qui ci sono molti bambini senza capelli”.
Io mi girai un attimo, sulla destra c’era Geronimo Stilton, ho guardato un attimo Geronimo, ho tirato un sospiro forte e sono entrato pensando “Ora tocca a me”.

La questione è tutta in quel “Ora tocca a me”. Non è vero che tocca sempre agli altri. Lo pensiamo tutti, è umano, è giusto che sia così. Una ragione in più per mettere in moto la forza della solidarietà, che sta già curando tanti bambini. A prescindere da a chi tocchi.