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Galleria: “Basta selfie sui luoghi della Shoah”: 10 fotomontaggi che fanno riflettere

“Basta selfie sui luoghi della Shoah”: 10 fotomontaggi che fanno riflettere

"Basta selfie sui luoghi della Shoah": 10 fotomontaggi che fanno riflettere
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Si chiama Yolocaust ed è un sito nato dalla mente di Shahak Shapira, artista israeliano trentenne che, 14 anni fa, emigrò a Berlino con la sua famiglia. Il sito raccoglie le immagini di un fenomeno preoccupante che riguarda proprio la capitale tedesca: le mancanze di rispetto e la superficialità in voga tra coloro che visitano il Memoriale dell’Olocausto, che ricorda i sei milioni di vittime della Shoah.

Salti tra le stele, selfie sorridenti, perfino qualcuno che fa yoga o esercizi di giocoleria: è questo il contenuto che sovente mettono in Rete i turisti dopo essere stati in questo luogo eretto affinché non capiti più un orrore simile. Così Shapira ha pensato di realizzare dei fotomontaggi che catapultassero questi ignari turisti nell’orrore dei campi di concentramento, delle fosse comuni, dei cadaveri senza più un nome, ma con solo un numero tatuato sul braccio.

Il nome del sito viene dall’unione di YOLO (acronimo di “You only live once”, ossia “Si vive una volta soltanto”) e Olocaust, Olocausto appunto. Le foto che sono contenute nel sito – visitato da centinaia di migliaia di persone, ha una grafica significativa. All’inizio ci sono le immagini originali dei turisti, come sono state trovate in Rete, ma passandoci col cursore tutto digrada verso il bianco e nero, svelando il vero senso di un luogo come il Memoriale dell’Olocausto.

Adesso, però, il sito è stato chiuso, dopo che molte testate, fra cui il giornale israeliano di lingua inglese Haaretz, o il sito della Bbc, ne hanno illustrato il contenuto, scatenando ondate di proteste verso i soggetti protagonisti delle foto. A livello internazionale, chiunque ha potuto vedere i volti delle persone che si sono scattate dei selfie in quei luoghi dell’orrore. Prevedendo quindi le ripercussioni negative, Shapira ha offerto alle persone che si riconoscevano nelle immagini la possibilità di chiederne la rimozione immediata, attraverso un indirizzo mail a cui inviare un messaggio, [email protected].

Sono il tizio che ti ha ispirato a fare Yolocaust, così almeno ho letto – ha scritto il ragazzo protagonista della foto più famosa, “Jumping on dead Jews“, come riporta Haaretz –  non volevo offendere nessuno, ora rivedermi mi fa orrore. Ah, se tu potessi spiegare a tutti quei giornali che ho fatto una cazzata, sarebbe bello.

Shapira spiegato che il progetto è concluso dato che ha raggiunto tutte le 12 persone che avevano scattato i selfie, e che il sito è stato visitato da due milioni e mezzo di utenti.

Quasi tutti hanno capito il messaggio, si sono scusati e hanno deciso di rimuovere i profili  su Facebook e Instagram  – si legge in una mail scritta dall’artista sul sul sito ufficiale di Yolocaust –  A parte questo, ho ricevuto anche molti ottimi feedback dai ricercatori dell’Olocausto, gente che ha perso la famiglia durante l’Olocausto, insegnanti che volevano usare il progetto per le lezioni scolastiche.

In gallery abbiamo riportato alcune delle immagini più significative di questo progetto.