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Galleria: Come sarebbe la pubblicità di moda se gli uomini fossero “usati” come le donne (e viceversa)

Come sarebbe la pubblicità di moda se gli uomini fossero “usati” come le donne (e viceversa)

Come sarebbe la pubblicità di moda se gli uomini fossero "usati" come le donne (e viceversa)
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Quanto spesso, nelle pubblicità di brand molto importanti e famosi in tutto il mondo, siamo abituate a vedere il corpo femminile esposto, più o meno vestito, o addirittura “usato” come una sorta di complemento d’arredo? Insomma, diciamoci la verità, l’immagine dell’uomo potente, ben vestito, virile e con lo sguardo – tanto per rimanere in tema e citare un famoso slogan – di quello che “non deve chiedere mai”, accompagnato dalla bellissima di turno, nuda o quasi, che compare più come un pezzo della mobilia che come una compagna vera e propria è uno dei clichè tipici del mondo pubblicitario. Su cui, ovviamente, si potrebbe discutere per ore citando tutti i possibili sottintesi sessisti, maschilisti e via dicendo, si potrebbe parlare a lungo della mercificazione del corpo femminile, persino palese in certi spot, o domandarsi all’infinito, senza probabilmente mai trovare una risposta, perché sia proprio necessario mostrare un corpo femminile nudo per pubblicizzare, ad esempio, un profumo o un abito da uomo.

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Suistudio, però, ha fatto di meglio: il brand, nato ad Amsterdam, che si occupa in maniera quasi esclusiva del confezionamento di completi da donna, ha decisamente rovesciato le carte in tavola con la nuova campagna, da vedere anche sul sito ufficiale dell’azienda di abbigliamento, che si chiama, non a caso “Not dressing men”.

Come è facile intuire, nelle foto che presentano la nuova collezione Suistudio compaiono bellissime modelle, vestite con completi dal taglio maschile, molto eleganti, accompagnate da altrettanto aitanti giovanotti… in versione adamitica.

Le reazioni, anche via social, non si sono fatte attendere dopo il lancio della battage, fra quanti si sono dichiarati stizziti per l’esibizione gratuita di un uomo quasi “schiavizzato” e chi, invece, ha colto il senso delle immagini, certamente non polemico o sessista, ma improntato piuttosto proprio ad aprire gli occhi su quanto spesso la pubblicità denigri o contribuisca, più o meno volontariamente, ad “abbassare” l’immagine femminile.

Voi come giudicate queste foto?