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Galleria: Gassmann & Gassmann: Alessandro e Vittorio, tale padre tale figlio

Gassmann & Gassmann: Alessandro e Vittorio, tale padre tale figlio

Tale padre tale figlio: un modo di dire che vale anche per Vittorio e Alessandro Gassmann, uno un vero e proprio mostro sacro del cinema italiano, l'altro sulla buona strada per seguire le orme del genitore. Oltre alla vita dedicata alla recitazione, però, ci sono anche tante differenze tra i due... Ecco quali in questa gallery dedicata a questi due attori che abbiamo amato e amiamo ancora tantissimo.

Gassmann & Gassmann: Alessandro e Vittorio, tale padre tale figlio

Gassmann & Gassmann: Alessandro e Vittorio, tale padre tale figlio
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Essere un cosiddetto “figlio d’arte” porta in dote lo stesso numero di privilegi e di svantaggi, dato che i pregiudizi (“Quello è diventato famose perché figlio di…”) e il costante confronto con il genitore celebre sono praticamente all’ordine del giorno. Soprattutto se quel genitore ha un peso non indifferente nella storia cinematografica internazionale di tutti i tempi, ed è un vero e proprio mostro sacro come Vittorio Gassmann.

Eppure Alessandro, diventato anche lui un bellissimo e bravissimo attore del nostro cinema, fra tutti i figli celebri è forse uno di quelli che meno ha sofferto la figura di un padre tanto ingombrante, anzi: come ha dichiarato in una intervista per L’Espresso

Non voglio liberarmene. Era una persona di immenso talento e cultura e mi piace che tutti ricordino che sono suo figlio. Mi addolora solo che non sia qui, avrebbe apprezzato ciò che faccio in teatro. E poi come attore sono molto diverso da lui. 

Insomma nessun complesso verso un padre che ha fatto davvero la storia del cinema, e che ha raccontato nei suoi film una buona fetta della cultura italiana del dopoguerra, con capolavori come “Il sorpasso” (di cui Alessandro dice “Rifarei volentieri il film, ma prenderei il ruolo che fu di Trintignant“), “I mostri“, “I soliti ignoti“, “La grande guerra“.

Due vite, due carriere legate alla recitazione, quelle di Vittorio e Alessandro, eppure così diverse sotto tanti aspetti; quello della famiglia, ad esempio: allargata quella del padre, con tre matrimoni e altre relazioni (lo stesso Alessandro è figlio della storia con Juliette Mayniel), “tradizionale” quella del figlio, sposato con Sabrina Knaflitz dal 1998.

Nell’infanzia quella famiglia (quella di Vittorio, n.d.r.) mi sembrava la normalità: un padre, due madri, una che vedevo raramente e una d’elezione che mi metteva le maglie di lana, tre fratelli di madri diverse, un fratello acquisito, Emanuele Salce, con cui ho condiviso per anni un lettone. Poi ho avuto semplicemente la fortuna di incontrare una donna rara che mi tengo stretta, più intelligente e più colta di me.

E poi gli attacchi di panico, venuti ad Alessandro un anno e mezzo dopo la morte del padre, eliminati, come lui stesso racconta, solo con l’analisi; e del resto, la figura dell’analista, scherza, era di casa nella loro famiglia.

Ci andava mio padre, ci andava Diletta D’Andrea, la sua ultima moglie e mia seconda mamma. Ma non è servita a evitare la depressione che ha reso orribili gli ultimi anni di papà. Faceva male vedere quella montagna umana che diventava fragile come un vaso Ming, con la pelle screpolata, le vene che gli uscivano fuori. Sembra un destino di quella grande generazione d’attori.

Dopo un’adolescenza di cui Alessandro dice di pentirsi, da “pluribocciato, in preda agli ormoni e aggressivo“, oggi quest’uomo di 53 anni ha una carriera divisa, come il padre, tra cinema e teatro, una famiglia solida accanto, eppure non si vergogna di ricordare i tempi in cui era un vero e proprio ribelle.

Picchiavo, ero violento, mi ficcavo in tutte le risse. A 16 anni per menar le mani facevo il buttafuori al Piper. Quando mio padre lo venne a sapere, al grido di ‘fascista, fascista’ mi levò il motorino e mi mandò a fare pugilato. Ho preso molti cazzotti e mi sono definitivamente calmato. Vuole sapere che futuro prevedeva per me all’epoca? O pappone o attore. A 17 anni in Grecia con un gruppo di coetanei, tutti in sacco a pelo, mi feci mantenere per una settimana da una trentenne che alloggiava all’Excelsior. Di notte buttavo il cibo dalla finestra ai miei amici. Quando mio padre lo seppe si fece un sacco di risate.

In questa gallery abbiamo scelto di mettere a confronto alcune fra le foto più belle di padre e figlio; solo le foto, però, perché in realtà il nostro è solo un omaggio, senza alcuna volontà di fare un paragone, fra due attori bravissimi  che abbiamo amato e amiamo tutt’ora.