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Galleria: “Guardatemi: sono nata con l’Aids. Le cose dolorose possono anche essere belle”

"Guardatemi: sono nata con l'Aids. Le cose dolorose possono anche essere belle"

Kia LaBeija ha 28 anni. E da 28 anni convive con l'Aids: è nata così, la malattia fa parte della sua vita da sempre. Sua madre, Kwan Bennett, è scomparsa nel 2004 ed era un'attivista. Attraverso progetti musicali e fotografici, Kia spiega al mondo cosa significa convivere con l'Aids.

“Guardatemi: sono nata con l’Aids. Le cose dolorose possono anche essere belle”

"Guardatemi: sono nata con l'Aids. Le cose dolorose possono anche essere belle"
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Kia LaBeija ha 28 anni. E da 28 anni convive con l’Aids: è nata così, la malattia fa parte della sua vita da sempre.

Sua madre, Kwan Bennett, è scomparsa nel 2004 ed era un’attivista. Lo è anche Kia, che da molti anni si cimenta in diversi campi artistici (come la fotografia e la danza) per affermare la sua presenza al mondo. È anche questo che intende, quando dice che “le cose dolorose possono anche essere belle: tutta la sua esistenza, praticamente una scommessa, è un continuo inno alla bellezza della vita.

Kia ci teneva a raccontare com’è crescere con l’Hiv. Così ha ideato un progetto fotografico, “24”. Sono immagini estremamente glamour, teatrali, sensuali all’ennesima potenza, che esaltano tutto il fascino di questa ragazza.

Mostrare cose private al pubblico cambia il significato delle cose. Quando si tratta di affrontare una perdita, la convivenza con l’HIV o qualsiasi altra cosa, in realtà il trucco è conoscere la propria storia ed essere tu stesso a raccontarla.

Ha spiegato la giovane attivista in un’intervista alla rivista online Village Voice riguardo il suo progetto fotografico 24 e i successivi altri che l’hanno resa nota.

E non sono foto timide: in questi scatti Kia si mostra in abiti sfarzosi e pose femminili. Come a dire “Guardatemi, non mi nasconderò: sono ancora qui nonostante tutto”.

Perché “nonostante tutto”? Perché le aspettative di vita di Kia sarebbero molto basse. In uno scatto particolarmente surreale, in cui vediamo la ragazza mentre si fa visitare dal suo medico (quello “vero”, che la segue fin dall’infanzia), l’abito che vediamo è quello con cui Kia ha partecipato al ballo di fine anno nel suo liceo. “Non sarei neanche dovuta arrivarci al ballo di fine anno”, ha dichiarato la ragazza in un’intervista per The Guardian. “Quindi questo è il mio modo di essere provocatoria e resistente. Di dire ‘Sono ancora qui’“.

Non solo però Kia ce l’ha fatta: il suo progetto fotografico è stato condiviso da numerose testate (fra le quali il Vice, Vanity Fair e perfino il The Guardian). E la campagna di sensibilizzazione è andata avanti, più forte che mai, con dei nuovi progetti: nel febbraio 2016 ha partecipato al video musicale della canzone Dove dell’artista Pillar Point, nel giugno e luglio 2017 in altre due clip musicali, IGNITION (un video in cui Kia mostra un’altra sua grande passione, la danza) e Drafted (anch’esso un video di ballo in cui però si sente recitare in sottofondo un poema scritto dalla stessa attivista). Kia LaBeija ha inoltre creato un suo sito internet ufficiale dal nome Goodnight Traffic city e un profilo Instagram in cui condivide i progetti fotografici e musicali che l’hanno vista protagonista – e la vedono tuttora.

In gallery abbiamo raccolto alcune delle sue immagini più belle.

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