
"Vi disegno cosa significa vivere con una malattia degenerativa rara"

Kam Redlawsk è una ragazza cui è stata diagnosticata una malattia degenerativa rara. Aveva solo 20 anni, studiava Design Industriale ed è stata colpita da una matattia che si chiama GNEM e che è fondamentalmente una condizione genetica che permette il deteriorarsi lento e progressivo dei muscoli. I primi tempi Kam si serviva di imbracature e bastoni, ora è sulla sedia a rotelle. Si tratta di quella che viene chiamata «malattia degli orfani» e Kam in effetti era un’orfana, in Corea del Sud. I medici, quando l’hanno incontrata la prima volta, non le hanno dato grandi speranze, e le hanno consigliato di lasciare gli studi e orientarsi verso una vita meno ambiziosa, come racconta BoredPanda.
Ma lei non c’è stata. Soprattutto quando ha conosciuto altre persone con la sua stessa malattia degenerativa rara, un medico e un ricercatore scientifico. Ha capito che i dottori con lei si erano sbagliati e che ha fatto bene a terminare gli studi. Tanto che ha creato un sito in cui racconta in immagini cosa significhi stare nei suoi panni. Lo fa anche per accrescere la consapevolezza tra le persone che soffrono del suo stesso male.
Da 18 anni sono inchiodata alla sedia a rotelle, ma vivo una vita più piena di quando ero completamente abile. Viaggio costantemente e partecipo ad attività scavezzacollo. La parte superiore del mio corpo ha iniziato a indebolirsi e un giorno potrei essere immobile, incapace di disegnare. Cosa si fa quando si scopre che il futuro sarà diverso da ciò che si è immaginato? Si disegna, si vive.
Con questa illustrazione, Kam afferma di non voler essere un’ispirazione. Vuole solo essere normale.
Molte delle sue illustrazioni richiamano i sogni di bambina. È il riferimento di Kam alla dualità della sua realtà, passato e presente in primis.
Questa illustrazione richiama il periodo in cui Kam ha perso l’uso delle gambe.
Simboleggiano le onde che Kam vive ogni giorno.
Ecco un’altro mantra di Kam. Significa che ogni giorno, anche nelle giornate davvero brutte, dobbiamo cercare di trovare un po’ di speranza.
Kam vorrebbe tanto un figlio, ma ha capito che può essere solo un sogno.
Oneiros è il mostro che nella fantasia di Kam simboleggia la malattia che incombe alle sue spalle.
Bellezza e dolore disegnano una sorta di uroboro.
Quello che Kam risponde alle persone che le chiedono cosa non vada in lei sembra una battuta di “Forrest Gump”: «Non c’è niente che non vada in me, sto bene».
Poter avere i capelli lunghi, poterli legare è sintomatico del tempo. E ci sarà un tempo in cui Kam non potrà acconciarsi da sola.
Un giorno Kam ha incontrato tutti questi segnali, che sembrava le parlassero.
Kam vorrebbe avere la stessa libertà degli uccelli.
I disabili sono spesso desessualizzati, ma si tratta di un errore. Forse noi italiani, dopo aver visto “Perdiamoci di vista” di Carlo Verdone conosciamo meglio l’argomento, ma non per tutti è così facile. Alcuni vedono solo la fragilità delle persone disabili.
«Andrà tutto bene» è quello che Kam ripete a se stessa. La malattia è come un albero e anche se al tempo di questa illustrazione camminava ancora, sentiva che la sedia a rotelle incombeva sul suo futuro.
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